Pietro Barbone

Lavorare in Irlanda: intervista a Simone Pietro Barbone di Lavora con Noi Italia

Si sa: il Regno Unito è un po’ abusato e, visto anche l’esito referendario di quest’anno (mi riferisco alla Brexit, ovviamente) sono sempre più numerosi gli italiani che decidono...

Si sa: il Regno Unito è un po’ abusato e, visto anche l’esito referendario di quest’anno (mi riferisco alla Brexit, ovviamente) sono sempre più numerosi gli italiani che decidono di tentare la sorte in Irlanda. Culturalmente molto simile alla Gran Bretagna e geograficamente vicina ad essa, l’Irlanda ha anche un’economia in grande sviluppo, soprattutto per quanto riguarda il settore dell’informatica. Questa è la testimonianza di Simone che, dopo un’esperienza di lavoro sull’isola di Smeraldo, è rientrato in Italia e ha scommesso tutto. Su se stesso!

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  • Ciao Simone. Iniziamo con una breve presentazione: chi sei, da dove vieni e di cosa ti occupi al momento?

Ciao, sono Simone. Da sempre sono appassionato di scrittura, creatività e tutto ciò che è idea imprenditoriale. Questi miei interessi mi hanno portato a intraprendere studi classici al liceo, poi a laurearmi in Economia all’Università degli Studi di Brescia e ad avviare la mia carriera nel marketing e nella comunicazione digitale, sia in Italia che all’estero. Infine ho iniziato a lavorare come libero professionista, blogger e consulente di comunicazione online, concretizzando un mio personale progetto: il blog  Lavora Con Noi Italia, dedicato al mondo del lavoro e del business.

  •   Sappiamo che hai lasciato un impiego a Dublino. Come lo avevi trovato?

L’avevo trovato dopo tantissima preparazione; innanzitutto avevo investito almeno un anno nello studio approfondito della lingua inglese: corsi di lingua in Italia e all’estero con un soggiorno linguistico, lettura di testi, visione di film e video con sottotitoli, uso di siti e social network in inglese, etc. Inoltre ho studiato molto bene l’aspetto “comunicativo” della ricerca di un impiego: come realizzare CV efficaci anche per il mercato anglosassone, come prepararsi per il colloquio di lavoro e tutti gli altri aspetti “pratici” della ricerca che non devono essere sottovalutati ma che, invece, sono importanti quanto le proprie competenze. Ma per quanto riguarda la mera ricerca del lavoro, lo avevo trovato tramite un portale di servizi e lavoro irlandese.

  • Come hai capito quale lavoro era giusto per te? Cosa cercavi fra le varie possibilità?

Ho sempre seguito la passione, l’istinto e, soprattutto, le opportunità del mercato. I miei genitori mi hanno consigliato di scegliere gli studi classici al liceo vista la mia passione per la scrittura; quando ho scelto gli studi universitari, invece, ero curioso di scoprire come “funzionassero” il mondo e i poteri economici: la scelta, quindi, è ricaduta sulla facoltà di Economia. Quando ho frequentato il corso di marketing, invece, ho capito che era a quello che volevo puntare: era lì che mirava la mia curiosità ed era a quello che mi sarei dedicato con passione. Così, quando ho dovuto scegliere tra varie offerte di stage universitario, ho scelto un’azienda in cui avrei potuto fare marketing rifiutando offerte migliori da aziende più importanti. Poi, iniziando a lavorare nel settore, ho scoperto che il mondo di internet stava letteralmente spalancando nuovi orizzonti e opportunità, quindi mi sono detto: “Perché non approfittare della novità e cercare di specializzarmi subito in questo ambito?”. Ecco che, quando c’è stato il boom di richieste di specialisti digitali, mi sono fatto trovare pronto, qualificato, specializzato.

  • Quale strategia hai usato per cercare lavoro? Cosa ha funzionato e cosa no?

Ho sempre provato più strategie e strumenti possibili. Bisogna sperimentare e variare per capire cosa funziona meglio e questo dipende da settore a settore, da area geografica ad area geografica, da azienda ad azienda. Per esempio, nelle aziende multinazionali, funziona molto il sistema di referral: i dipendenti propongono per i posti vacanti amici o ex colleghi, ex clienti, ex collaboratori, conoscenti e le aziende in genere si fidano molto delle referenze, tanto da premiare con un bonus, anche in denaro, chi propone qualcuno che poi viene assunto. Morale della favola: è bene farsi degli amici e avere delle conoscenze nelle aziende multinazionali per cui vorresti lavorare, chiedere referenze per un colloquio (e poi dimostrarsi preparati e all’altezza).

E poi ci sono le agenzie di lavoro, che funzionano molto bene anche all’estero.

Per quanto riguarda, invece, la ricerca online bisogna sfruttare più risorse possibili: non usare sempre i soliti 3 o 4 portali generici ma usare più portali, provare quelli da cui ricevi più feedback, cercare portali di nicchia e specializzati maggiormente in un settore o in un ruolo. Inoltre, bisogna provare a inviare il CV anche per posizioni meno interessanti o meno profilate, anche solo per fare delle prove di colloquio; e poi non si sa mai che una job description che non ti sembra interessante, si riveli quella giusta per te!

  • Come hai gestito il curriculum: lo hai adattato alle varie richieste? Che consigli puoi darci?

Poche pagine, poche parole ben precise e specifiche; evitare invece espressioni generiche e frasi fatte. Perché dire “pluriennale esperienza nella vendita di servizi aziendali” se puoi dire “6 anni di esperienza nella vendita di servizi e consulenze manageriali per aziende”I concetti specifici, i dati di fatto, sono più facilmente memorizzabili quindi usarli ci permetterà di far arrivare il messaggio facilmente e di essere ricordati. E, magari, ricontattati. Inoltre essere chiari e precisi è anche segno di determinazione. Se scrivi “in cerca di occupazione” stai dicendo al recruiter che non sai neanche tu quanto vali e cosa vuoi fare nella vita. Fai sapere, invece, chi sei o cosa vuoi fare anche se ancora non ci sei arrivato del tutto: il recruiter capirà esattamente la tua aspirazione e come indirizzarti. Nel mio caso, per esempio, potrei scrivere: “Digital Marketing Specialist”, parole chiave che danno subito l’idea di quale sia il mio background.

Oltre alle parole bisogna poi curare anche il layout, lo stile, gli spazi e i colori. Guarda tu stesso il tuo CV, guardalo nel complesso del suo impatto visivo, senza concentrarti sulla lettura delle parole. É facile da leggere? É pulito, chiaro, bello da vedere? É semplice individuare le varie sezioni e le informazioni rilevanti? Se la risposta è no, rivedilo e rendilo più leggibile.

  • Parlaci della tua esperienza di lavoro a Dublino: hai contattato un’agenzia? Hai inviato molti CV? Quante risposte hai ricevuto?

Mi sono rivolto ad una agenzia per la ricerca di lavoro e l’esperienza si è rivelata ottima! A Dublino c’è molta offerta per specialisti come me, anche madrelingua italiana: per questo si viene contattati spesso! Ho inviato numerose candidature e le percentuali di risposta erano più o meno del 5-10%. Ma direi che sono tantissime le variabili che determinano una risposta all’invio di un CV. Ovviamente, redigendo un ottimo CV ed essendo ben qualificati, si aumenta la probabilità di ricevere un feedback. É vero anche che tutti riscontriamo un’alta percentuale di non risposta; l’importante è perseverare, continuando a inviare candidature prima di riuscire a ottenere un colloquio. Io, per esempio, ho fatto decine di colloqui: alcuni sono andati bene, altri sono andati peggio ma, fallendone tanti, ho acquisito le esperienze necessarie per affrontare al meglio quello giusto, che mi ha poi portato all’assunzione. 

  • É stato difficile trovare aziende che ti hanno offerto quello che ti aspettavi? Come hai maturato una decisione fra le offerte?

Per quanto mi riguarda le offerte che ho ricevuto dall’Irlanda erano tutte molto interessanti e sicuramente molto più allettanti della maggioranza di quelle ricevute dall’Italia. Ma in generale la scelta va fatta sempre in base al settore, alle prospettive di carriera, alla location e non solo in base allo stipendio. Conosco amici che hanno cambiato azienda per avere più soldi ma si sono trovati male in quella nuova; quindi bisogna essere bravi a bilanciare e a valutare bene tutte le opportunità; poi quando si cambia o si sceglie è sempre una scommessa!

Io ho ricevuto un’ottima offerta e, rispetto al panorama italiano, era un’offerta decisamente allettante! Inoltre, quando fai determinate esperienze, devi aggiungere il valore intrinseco della cosa: per esempio l’opportunità di lavorare in un team multinazionale, di poter praticare l’inglese professionale ad alti livelli, di fare un’esperienza di vita all’estero, di mettere sul CV un valore aggiunto notevole.

  • Come ti sei preparato al colloquio? Quale suggerimento puoi darci per fare bella impressione?

Non c’è una formula magica ma sicuramente per lavorare all’estero bisogna studiare bene l’inglese e, soprattutto, avere una buona comprensione orale perché se conosci benissimo grammatica, lessico e scrittura ma non capisci le domande… sei fritto! Inoltre sarebbe bene prepararsi sulle domande più comuni e avere delle risposte pronte. In più la preparazione deve comprendere lo studio dell’azienda, del settore, dei prodotti e dei servizi, dei clienti, di tutto l’ambiente aziendale.

Dunque, riassumendo, i punti principali sono: studiare, essere preparati sull’inglese, sulle possibili domande e risposte e sull’azienda.

  • Durante il colloquio hai fatto domande anche tu? Cosa pensi si debba chiedere alle aziende?

Ho sempre preparato delle domande da fare al colloquio. Di solito chiedevo delucidazioni sulle prospettive di carriera (sia per dimostrare ambizione che per conoscere l’evoluzione del proprio ruolo in azienda) oppure chiarimenti su altri temi su cui avevo dei dubbi (es. come era organizzato il team di lavoro). A fine colloquio ho sempre chiesto entro quanto tempo avrei ricevuto un feedback. Sembra una stupidaggine ma farti vedere determinato e interessato a ricevere una risposta è un ottimo segnale per il recruiter che sarà più sicuro del tuo interesse a fare bene quel lavoro. Se ti piace il lavoro per cui ti candidi dovresti essere sempre determinato al massimo e mettere il recruiter quasi alle strette comunicandogli il concetto: “Hey! Guarda che io questo lavoro lo voglio davvero e sono pronto a tutto per guadagnarmelo!”.

  • Quanto ha pesato la conoscenza dell’inglese nel buon esito dell’interview?

Direi che l’inglese per i colloqui ha un peso decisamente elevato. Se hai uno scarso livello di inglese potresti non capire le domande e rispondere in modo sbagliato o fare addirittura scena muta (ovviamente è capitato anche a me!). Se non capisci le domande del colloquio o non riesci a rispondere bene, il recruiter non ti darà mai un lavoro in cui dovrai parlare in inglese. Ma questo non significa che non si debbano fare colloqui in inglese fino a quando non si è fluenti: bisogna provare, fare errori e figuracce perché solo così si prende confidenza. Si devono sbagliare parecchi colloqui prima di diventare “esperti”!


  • Come si può restare competitivi e non “rilassarsi” una volta che si è trovato un lavoro stabile?

Ovviamente continuando a studiare e ad aggiornarsi. Se vuoi crescere è sempre così; gli imprenditori o gli atleti, per esempio, insegnano che appena si raggiunge il successo bisogna sì festeggiare ma mai adagiarsi perché il successo, così come arriva, se ne va. Per restare competitivi bisogna, quindi, continuare a focalizzarsi sugli obiettivi; poi, una volta raggiunti, bisogna crearne di nuovi e restare ben focalizzati. Inoltre bisogna imparare cose nuove e sperimentare nuove strategie, soprattutto oggi, in un periodo in cui i modelli di business e le organizzazioni mutano e si innovano molto rapidamente.

  • Adesso che lavori in proprio, quali servizi offri a chi si rivolge a te?

Sono consulente di marketing e comunicazione digitale per aziende da una parte e dall’altra gestisco un blog, Lavora Con Noi Italia, un sito che offre articoli e strumenti utili alla propria carriera. Sul blog è possibile trovare informazioni, consigli, interviste, casi di successo e tanti altri contenuti dedicati a chi sta cercando lavoro, a chi vuole crearsi un lavoro, a chi vuole migliorare il proprio lavoro.

  • Sappiamo che sei molto attivo e presente anche su LinkedIn. Hai qualche suggerimento su come utilizzare al meglio questo strumento?

Sicuramente LinkedIn va usato per farsi conoscere e per raggiungere professionisti che avremmo difficoltà a raggiungere di persona per questioni di tempo e logistiche. Ma come si fa? Pubblicando post e contenuti relativi al proprio settore, sia in bacheca che sui gruppi di discussione ma anche partecipando con commenti e feedback a ciò che gli altri postano. Tutto questo, a lungo termine, porta i suoi frutti: a me è capitato spesso di ricevere richieste di colloqui di lavoro o anche vere e proprie proposte di collaborazione da parte di persone conosciute su LinkedIn.

  • Parlando di social: pensi siano un ostacolo o un vantaggio per chi cerca un lavoro?

I social sono un’arma a doppio taglio. Tutto dipende da come si usano. C’è chi passa ore su Facebook o a caccia di Pokemon, chi posta foto raccapriccianti ma anche chi parla male del proprio lavoro. Ovviamente in questi casi l’uso dei social non è molto positivo. Ci sono persone che, invece, hanno sfruttato molto bene i social per arrivare al successo: in questi casi, però, bisogna considerare che non basta solo saper usare Facebook o Instagram ma serve anche avere talento e passione per ciò che si fa, studiare e applicarsi continuamente e conoscere bene la comunicazione social, così da sfruttarne le potenzialità.

  • L’inglese è una skill strategica anche se si cerca un lavoro in Italia?

Sicuramente è strategica per lavorare nelle aziende internazionali. Se si vuole fare carriera studiare l’inglese è essenziale. Ormai dovrebbe essere obbligatorio conoscerlo a buoni livelli: in molti altri Paesi europei lo sanno parlare bene già da bambini.

  • Infine: i rifiuti e i feedback negativi da parte delle aziende. Hai qualche consiglio per gestirli al meglio?

 Le sconfitte insegnando di più delle vittorie. Sarebbe bello se al primo CV inviato ricevessimo subito un contatto per il colloquio e se al primo colpo ci assumessero per il lavoro dei nostri sogni! Ma sappiamo tutti che la vita reale è ben diversa e per imparare a fare qualcosa e raggiungere dei traguardi importanti, bisogna prima sudare, lavorare e fare sacrifici.

Oggi anche trovare lavoro è diventato un lavoro; dunque bisogna essere preparati ai rifiuti e ai “no” poiché fanno parte del gioco. Facciamo attenzione, però, al tipo di feedback che riceviamo: possiamo chiedere le motivazioni, capire gli errori o le lacune da colmare e prepararci al meglio per candidarci nuovamente tra 6 o 12 mesi. A volte, invece, non ci viene data risposta e pensiamo che si tratti di un “no” ma non è detto che sia così. Potrebbe esserci un problema tecnico (es. mail non inviate o ricevute, telefono non raggiungibile), una dimenticanza del recruiter, etc. Se non ricevi alcun feedback prova a ricontattare il tuo selezionatore e a chiedere un riscontro.

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Alessia

Maniaca dell’ordine, sognatrice seriale; Alessia ama i gatti, il caffè senza zucchero e i film. La sua stagione preferita è l’autunno: foglie ingiallite, i primi freddi e la pioggia. Possibilmente tutti i giorni e, magari, abbondante. Grazie.

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